Questo blog avrà lo scopo di raccontare le mie vacanze in Canada & USA. C'è il rischio che poi prosegua oltre, ma ci sono buone probabilità che qualcuno riesca ad intervenire per tempo al grido di...
"Se è matto, uccidetelo!"

Wednesday, June 19, 2013

Yoho National Park

Lascio Golden e mi immetto nel Yoho National Park. La prima attrazione turistica sono le Wapta Falls


che richiedono una breve camminata di 3 km per essere raggiunte. Purtroppo le pile mi lasciano all'improvviso proprio mentre voglio fare la foto giusta, frontale e con montagna innevata sullo sfondo, che poi sarebbe questa foto, ma con più neve e nebbiolina in cima ai monti.
Mi fermo al centro turistico dove mi incanto per un particolare genere di fauna e poi proseguo per l'Emerald Lake, dopo aver fatto una breve sosta al Natural Bridge, cioè un ponte naturale su un fiume.


arrivo infine sulla riva dell'Emerald Lake dove, scansando i mille cinesi che sparano 40 scatti fotografici sul nulla, posso fare una gran bella foto:



Per fortuna allontanandosi dalla zona vicina al parcheggio gli asiatici diminuiscono e mi concedo il giro del lago, poi devio per salire verso l'Emerald Glacier


dove una qualche specie di marmotta mi chiede a gran voce la foto.


Ridiscendo verso il lago e prendo il sentiero che sale verso le Hamilton Falls, una lunga cascata dalla roccia. Trovo una futile scusa per passare di nuovo dal centro turistico, mi fingo interessato al bus navetta per il Lake O'Hara... no, in realtà sarei davvero interessato ma purtroppo ho scoperto troppo tardi che bisogna prenotare con 3 mesi d'anticipo. Per domani ci sarebbe posto ma le previsioni non sono buone. Forse proverò al ritorno ma probabilmente lascerò perdere. Peccato, immagino che sia molto bello lassù.
Arrivato nei pressi di Lake Louise prendo la famosa Icefield Parkway: mi fermo dopo 25 km nei pressi del Mosquito Creek. Qui non c'è elettricità né doccia, ma in compenso hanno un internet satellitare. Anche rubinetto e lavandino non sono nello stesso posto ma tutto il resto è ok. Il parcheggio è solo a 50 metri di distanza ma mi spiegano che c'è un efficiente metodo moderno per portare cibo e vestiario dentro!


Tuesday, June 18, 2013

Kootenay National Park

A colazione ho modo di parlare con un paio di giovani ragazze carine di Oxford. Ammettono che in Inghilterra non è così difficile trovare lavoro sebbene molti si lamentino. Anzi arrivano giovani da tutto il resto d'Europa, soprattutto Spagna. Mi fanno ancora i complimenti per il sugo che ho inventato ieri sera, mi erano avanzati cipolla e pomodorini e li ho buttati lì. Vengono dalla British Columbia e mi consigliano di fare benzina in Alberta.
Prendo la Hwy 93 e mi avvio lungo il Kootenay Park, mi fermo al Marble Canyon per un breve percorso.


Poi torno indietro di qualche chilometro per affrontare il più impegnativo Stanley Glacier. Un gruppo di ragazze mormoni (credo) è facilmente distinguibile per l'abbiglamento e per qualcosa nello sguardo. Il tempo però sta iniziando a peggiorare. Qui le valanghe e gli incendi possono devastano regolarmente i fianchi delle montagne. Non c'è pericolo di incontrare orsi, non solo per via della scarsa vegetazione, ma perché, come sanno tutti quelli che vivono nel mondo reale, le bacche maturano prima più a valle e gli orsi immagino si sposteranno più in alto solo con l'avanzare dell'estate. Ok, non sarà utile come le lezioni sugli escrementi ma sono comunque considerazioni che non si trovano su fakebuck. Arrivo molto vicino al ghiacciaio:


ma a meno di 1 km dalla fine del trail decido di battere in ritirata. E infatti ancora una volta anticipo di pochi minuti la pioggia che infanga rapidamente il terreno. I forestali canadesi hanno capito che gli incendi giocano un ruolo fondamentale per la vita della foresta (senza incendi si sviluppano troppi parassiti) e infatti ora intervengono solo quando strettamente necessario. Ma che strano, l'uomo che salva il mondo ottiene l'effetto opposto! Il mondo si sa salvare da sé se lo lasciamo in pace...
Scendo ancora alle Numa Falls, dove mi fermo a mangiare anche se piove a dirotto. Sarà così per tutto il parco, che peraltro nella parte bassa non presenta niente di interessante. Solo in prossimità di Radium Hot Spring inizio a vedere i caproni e, nel giro di pochi chilometri, due grossi orsi bruni intenti a divorare prati di soffioni:



Il paese di Radium Hot Spring ha un suo senso


nei restanti 100 km la strada e la ferrovia procedono parallelamente a fondo valle lungo una grandissima palude. Scorgo anche un evidente segno che mi ricorda qualche recente manifestazione sportiva:


A Golden mi fermo ancora una volta a fare la spesa, ora dovrei averne fino quasi alla fine della vacanza, e arrivo all'ospitale luogo che mi darà una cucina e un letto. Il tipo, anno per anno, tiene traccia di tutti i suoi visitatori:


e mi tolgo la soddisfazione di sollevare per la prima volta una stone del curling: più leggera di quello che pensavo.
Qui scopro, con mio stupore, che hanno lo stesso fuso orario dell'Alberta! Il cambio fuso è una quarantina di chilometri più ad Ovest. Poi dovrebbero spiegarmi il senso di avere due fusi orari all'interno della stessa provincia, in effetti pare che la cosa crei moltissima confusione. Vorrà dire che stanotte avrò luce fino alle 11...
Golden, poco più di 900 metri di altitudine, non sembra un granché ma mi basta fare un salto fuori per ricordarmi dove sono, completamente circondato da montagne innevate.

Monday, June 17, 2013

Castle Mountain

Lasciato Banff, appena possibile abbandono la Trans-Canada Hwy per prendere la Hwy 1, che si rivela molto meglio fin da subito. La strada si sviluppa interamente tra i boschi e mi permette di vedere questo bestione


mi hanno assicurato che si chiama elk, mentre quelli che avevo visto l'altra volta erano mildeer. Credo che i moose non abbiano le corna a quel modo e siano più scuri.
Arrivo all'ostello che sono già le 7:30, non c'è nessuno ma nel giro di mezz'ora invece si riempe con 17 persone da tutto il mondo. "Siete olandesi?" chiedo a un gruppo di quattro "vi ho riconosciuto la vostra G" (che loro pronunciano come uno scracchio). Il boss Tony è un tipo tarchiato sulla sessantina pelato con la barba, di quelli che ispirano subito fiducia. Nonostante la panza riesca a usare il mouse tenendo i piedi sulla scrivania, cosa di cui io non sarei capace.
In 11 in una stanza si dorme benissimo se sono tutti educati.
Mi avvio verso il Castle Mountain Lookout, ma vedo subito tre alci (elks):


due fotografi professionisti mi riferiscono che c'è un grizzly giusto sulla 93, 5 km più avanti. Cambio quindi subito direzione ma non riesco a trovarlo.
La mappa è sbagliata: il top del percorso non è a 1850 metri, bensì a quasi 2100. Poco male, sebbene siano le 9 passate sui percorsi a queste ore non si trova nessuno mentre capita di vedere gente che inizia un percorso alle 6 di sera. Si chiama Castle Mountain perché la parte rocciosa ha proprio quella forma. Non è possibile arrivare in cima (non ho ancora visto uno scalatore da queste parti comunque!), ma poco più sotto si ha un'altra meravigliosa panoramica a 180° sulla Bow Valley. Una foto non basta a rendere l'idea.


I laghi sono a livello molto basso in questa stagione. Lungo la discesa reincontro il gruppo multicolore con cui ho condiviso la camera da letto.
Mangio bisteccone e insalata e mi resta ancora un'oretta per leggere e rilassarmi, poi mi dirigo verso il Johnston Canyon. Essendo Domenica è una bolgia, macchine dappertutto e anche gente lungo il percorso turistico.


Inevitabile il paragone con il Franconia Notch. Ma la gola profonda della Franconia mi ha soddisfatto di più!
Passate le Lower Falls, dove mi infilo attraverso un buco per farmi bagnare ben bene (ok, ora la pianto con frase equivocabili), arrivo alle Upper Falls:


Proseguo salendo verso l'Inkpot, che ha il pregio di fare selezione, e quindi posso finalmente camminare. Si chiama Inkpots perché sono dei piccoli laghetti comunicanti, con la caratteristica che quelli più in alto non hanno affluente, o meglio, lo hanno ma è sotterraneo


Lì vicino scorre il Johnson Creek e mi ci bagno abbondantemente


Resto ancora un oretta a godermi il paesaggio e poi scendo. Essendo le 6, e di fatto finito il weekend, l'affollamento si è molto ridotto e posso meglio ammirare le bellezze del Johnston Canyon.
Sono solo 6 km per tornare a Castle Mountain ma so già che vedrò un alce. E infatti:


Basta, non ne pubblico più. Ma sono molto belli e grossi.
Poco più di 20 km con quasi 900 metri di dislivello.
Domani viaggio di 200 km attraverso il Kootenay Park, sconfinando subito in British Columbia, per arrivare infine a Golden (BC).

Sunday, June 16, 2013

Banff

Il cambio camera è servito, nonostante il freddo ho dormito e sono stato l'ultimo ad alzarmi, alle 8.
Ho già deciso che sarà una giornata relax, con un paio di percorsi non molto impegnativi.
Mi avvio in direzione Banff ma devio verso destra per andare verso il Minnewanka Lake. E' in corso una gara ciclistica a cronometro a cui sicuramente partecipa un tipo che ieri sera sistemava la sua bici che si poteva letteralmente sollevare con un dito. I corridori vanno davvero forte, attraverso la diga sul lago, incontro un paio di greggi di pecoroni e mi dirigo verso il Johnson Lake per effettuare un giro intorno al lago.





Ci sono alcuni piccoli uccellini che volano a pelo d'acqua e ogni tanto si tuffano.
Mangio insalata e granchio e poi mi dedico alla lettura ma il lago si sta sempre più affollando ed è ormai troppo rumoroso.
Scendo verso il centro della piccola cittadina di Banff


dove è anche situato l'arrivo della gara ciclistica e poi risalgo per Mont Tunnel. Qui il percorso è più impegnativo ma breve e alla portata di tutti. Dalla vetta si possono ammirare le grandi valli sia verso sud


che verso nord. Banff è situata subito sotto il monte, direzione nord.


Mi fermo un'oretta a leggere e poi scendo verso valle. Scrocco un momento la connessione internet a Tim Hortons e mi dirigerò verso Castle Mountain per dormire.

Saturday, June 15, 2013

La fine del capitalismo

Voglio sbilanciarmi: sono abbastanza convinto che se avrò la fortuna di vivere altri 36/37 anni vedrò la fine del capitalismo.
Capisco che a molti possa sembrare impossibile ma il corso della storia dimostra che le cose cambiano sempre, ne nascono di nuove e finiscono le vecchie. E' tendenza degli uomini considerare che tutto è sempre stato come adesso, le forme di governo, le popolazioni, il meteo, gli oggetti, le culture, i confini dei territori...
Come sono sparite Jugoslavia, muri di Berlino e comunismo sparirà anche il capitalismo e un domani pure la democrazia. Cosa verrà dopo? E chi lo sa! Io so solo questo.
La mia generazione è cresciuta sotto il mito che il capitalismo avrebbe permesso ai più poveri di migliorare la propria condizione riuscendo così a competere con i più ricchi. Ormai sta risultando evidente il contrario: è una corsa al ribasso e all'impoverimento. E' la classica fase terminale di un regime (perché di regime si tratta, imposto con il bombardamento mediatico): il mostro mangia i suoi stessi figli. Ha vissuto di prepotenza a lungo, massacrando via via le popoolazioni che erano di intralcio al grande progetto. Ma la fine si sta avvicinando perché non basta più: il profitto richiede il sacrificio dei primogeniti, come testimonia il tracollo europeo. Resta ormai l'ultimo baluardo: l'America. Non è il caso di ricordare che gli USA sono la più grande superpotenza e fanno di tutto per evitare che qualcosa possa metterne in discussione la leadership. Anche perché questo significherebbe immediatamente la fine.
In questo viaggio mi sono reso conto che gli americani sono totalmente impreparati ad una crisi come ad esempio quella che sta colpendo molti paesi europei. Gli statunitensi sono peggio, ma anche i canadesi (che vivono di traino dell'economia USA) non scherzano. Hanno imparato che basta rispettare le regole e le cose andranno bene. Va detto che questo è un fattore importante: non è un caso che le migliori economie siano quelle delle popolazioni più disciplinate: Germania, Giappone, ora anche Cina, anche se questo poi si traduce in assoluta incapacità critica e gli abitanti assomigliano più a robot che esseri umani. Ma questo non è sufficiente.
A proposito di disciplina mi viene in mente un divertente episodio nel New Hampshire. Generalmente sono tra gli ultimi a fare la Comunione per non stare tanto in coda: vedo che non c'è nessuno e dal fondo della Chiesa avanzo di due passi. Quelli seduti nella fila davanti mi guardano malissimo, ci manca poco che si mettano a fare booooo. Capisco che sono organizzati così: si alza tutta la prima fila, poi il prete aspetta che si risiedano e allora si alza la seconda e così via. Molto elegante ma anche più lento. Questa procedura invece non avviene nei latinizzati del Quebec, dove tutto viene lasciato al più efficiente caos.

Tornando in tema, gli americani stanno delocalizzando tantissimo. Ma ormai stanno vivendo solo di prepotenza, soprattutto in politica estera e in politica economica. Hanno un enorme vantaggio: il dollaro è la valuta di riserva internazionale e questo permette alla FED di farne ciò che vuole. Ogni volta che questa leadership del dollaro è stata messa in discussione, le autorità americane hanno tuonato rabbiosamente. Sarà proprio la crisi del dollaro a scatenare il tracollo dell'impero americano, come sostiene Soros? Tra l'altro il fattore più importante che permette agli USA di mantenere questa leadership è il loro potentissimo apparato militare, con buona pace di chi vuole sistemare i bilanci tagliando le spese militari. Se ne può fare una ragione etica, ma per favore non economica. Non esistono soldi meglio spesi!
Il capitalismo attuale mette il denaro al centro di tutto, nel corso degli ultimi 30 anni l'importanza data al denaro è aumentata esponenzialmente. Inoltre, è basato sul consumo. L'esempio perfetto è l'economia americana, interamente basata sul debito: nessuno compra niente, vivono di leasing, dalle case alle auto. Questo ovviamente li rende particolarmente vulnerabili ad insolvenze di massa.
Però piaccia o no (e a me non piace) il sistema attuale è basato su questo: bisogna consumare come dei pazzi per poter consentire di produrre come dei pazzi. E' indecente che questa elementare evidenza quando fa comodo sia celata da media e sedicenti esperti di economia. Se per qualunque motivo crollano i consumi, tempo un paio di mesi e l'economia di quel paese va a picco. Attenzione: i media, infondendo terrore a comando, fanno crollare i consumi generando le crisi. Eh già, perché le crisi non sono dei fenomeni naturali...

Quindi, cosa succederà dopo? La maggior parte delle persone che vedono la fine del capitalismo auspicano l'arrivo al socialismo, o peggio, al comunismo. Innanzitutto sarebbe ora di riconoscere che il comunismo non solo ha fallito, ma ha anche fatto più danni dei vari nazionalismi, il che è tutto dire! In cosa il classismo è meglio del razzismo? Il socialismo è il nuovo sogno dei marxisti. Piccolo inciso: da anni in Italia il socialismo è rappresentato dalla destra e il capitalismo più libero dalla sinistra, ma pare che questo non interessi.
In ogni caso, nessuno mette in discussione la base di partenza sia del socialismo che del capitalismo: l'industrialismo e la mistica del lavoro. La fede nel progresso infinito e nell'intoccabile scienza (che poi però non fa altro che smentire se stessa) guai a metterla in discussione. E il lavoro? Il diritto al lavoro? Una volta si lavorava quel che serviva per sopravvivere, e ora? Per morire?
C'è chi va oltre: il reddito di cittadinanza è una stupidaggine perché mette sempre il denaro al centro.
La cosa più probabile è che avremo un tracollo "irrazionale", come sempre dettato da multipli agenti che agiscono magari con la giusta logica singolarmente ma non collettivamente. Ci sarà certamente decrescita. Ma non potrà essere felice, come qualcuno si augura. E' da sempre così, storicamente i tracolli sono fortissimi e avvengono in tempi molto rapidi. E' inevitabile e lo dice la logica della storia.
Da cosa si ripartirà? Probabilmente si tornerà indietro, come è sempre stato. Basti pensare alla fine dell'avanzatissimo Impero Romano. Magari risulterà che tuttosommato 300 anni fa non si stava così male e si prenderanno spunti culturali anche da lì. "Ma morivano di fame...". E' una balla. "Ma i nostri nonni...". Esatto, i nostri nonni hanno vissuto nella prima metà del Novecento, un periodo particolare di incremento demografico dettato dai progressi della medicina non accompagnati da altrettanti progressi nel mondo alimentare. Nei secoli precedenti l'alimentazione di un contadino medio era molto più variegata e ricca di quanto si possa pensare.
Può non sembrare ma ho fiducia nella specie umana: ci metterà un po' ma ne uscirà più forte, come è sempre stato finora.