Questo blog avrà lo scopo di raccontare le mie vacanze in Canada & USA. C'è il rischio che poi prosegua oltre, ma ci sono buone probabilità che qualcuno riesca ad intervenire per tempo al grido di...
"Se è matto, uccidetelo!"
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Saturday, June 15, 2013

La fine del capitalismo

Voglio sbilanciarmi: sono abbastanza convinto che se avrò la fortuna di vivere altri 36/37 anni vedrò la fine del capitalismo.
Capisco che a molti possa sembrare impossibile ma il corso della storia dimostra che le cose cambiano sempre, ne nascono di nuove e finiscono le vecchie. E' tendenza degli uomini considerare che tutto è sempre stato come adesso, le forme di governo, le popolazioni, il meteo, gli oggetti, le culture, i confini dei territori...
Come sono sparite Jugoslavia, muri di Berlino e comunismo sparirà anche il capitalismo e un domani pure la democrazia. Cosa verrà dopo? E chi lo sa! Io so solo questo.
La mia generazione è cresciuta sotto il mito che il capitalismo avrebbe permesso ai più poveri di migliorare la propria condizione riuscendo così a competere con i più ricchi. Ormai sta risultando evidente il contrario: è una corsa al ribasso e all'impoverimento. E' la classica fase terminale di un regime (perché di regime si tratta, imposto con il bombardamento mediatico): il mostro mangia i suoi stessi figli. Ha vissuto di prepotenza a lungo, massacrando via via le popoolazioni che erano di intralcio al grande progetto. Ma la fine si sta avvicinando perché non basta più: il profitto richiede il sacrificio dei primogeniti, come testimonia il tracollo europeo. Resta ormai l'ultimo baluardo: l'America. Non è il caso di ricordare che gli USA sono la più grande superpotenza e fanno di tutto per evitare che qualcosa possa metterne in discussione la leadership. Anche perché questo significherebbe immediatamente la fine.
In questo viaggio mi sono reso conto che gli americani sono totalmente impreparati ad una crisi come ad esempio quella che sta colpendo molti paesi europei. Gli statunitensi sono peggio, ma anche i canadesi (che vivono di traino dell'economia USA) non scherzano. Hanno imparato che basta rispettare le regole e le cose andranno bene. Va detto che questo è un fattore importante: non è un caso che le migliori economie siano quelle delle popolazioni più disciplinate: Germania, Giappone, ora anche Cina, anche se questo poi si traduce in assoluta incapacità critica e gli abitanti assomigliano più a robot che esseri umani. Ma questo non è sufficiente.
A proposito di disciplina mi viene in mente un divertente episodio nel New Hampshire. Generalmente sono tra gli ultimi a fare la Comunione per non stare tanto in coda: vedo che non c'è nessuno e dal fondo della Chiesa avanzo di due passi. Quelli seduti nella fila davanti mi guardano malissimo, ci manca poco che si mettano a fare booooo. Capisco che sono organizzati così: si alza tutta la prima fila, poi il prete aspetta che si risiedano e allora si alza la seconda e così via. Molto elegante ma anche più lento. Questa procedura invece non avviene nei latinizzati del Quebec, dove tutto viene lasciato al più efficiente caos.

Tornando in tema, gli americani stanno delocalizzando tantissimo. Ma ormai stanno vivendo solo di prepotenza, soprattutto in politica estera e in politica economica. Hanno un enorme vantaggio: il dollaro è la valuta di riserva internazionale e questo permette alla FED di farne ciò che vuole. Ogni volta che questa leadership del dollaro è stata messa in discussione, le autorità americane hanno tuonato rabbiosamente. Sarà proprio la crisi del dollaro a scatenare il tracollo dell'impero americano, come sostiene Soros? Tra l'altro il fattore più importante che permette agli USA di mantenere questa leadership è il loro potentissimo apparato militare, con buona pace di chi vuole sistemare i bilanci tagliando le spese militari. Se ne può fare una ragione etica, ma per favore non economica. Non esistono soldi meglio spesi!
Il capitalismo attuale mette il denaro al centro di tutto, nel corso degli ultimi 30 anni l'importanza data al denaro è aumentata esponenzialmente. Inoltre, è basato sul consumo. L'esempio perfetto è l'economia americana, interamente basata sul debito: nessuno compra niente, vivono di leasing, dalle case alle auto. Questo ovviamente li rende particolarmente vulnerabili ad insolvenze di massa.
Però piaccia o no (e a me non piace) il sistema attuale è basato su questo: bisogna consumare come dei pazzi per poter consentire di produrre come dei pazzi. E' indecente che questa elementare evidenza quando fa comodo sia celata da media e sedicenti esperti di economia. Se per qualunque motivo crollano i consumi, tempo un paio di mesi e l'economia di quel paese va a picco. Attenzione: i media, infondendo terrore a comando, fanno crollare i consumi generando le crisi. Eh già, perché le crisi non sono dei fenomeni naturali...

Quindi, cosa succederà dopo? La maggior parte delle persone che vedono la fine del capitalismo auspicano l'arrivo al socialismo, o peggio, al comunismo. Innanzitutto sarebbe ora di riconoscere che il comunismo non solo ha fallito, ma ha anche fatto più danni dei vari nazionalismi, il che è tutto dire! In cosa il classismo è meglio del razzismo? Il socialismo è il nuovo sogno dei marxisti. Piccolo inciso: da anni in Italia il socialismo è rappresentato dalla destra e il capitalismo più libero dalla sinistra, ma pare che questo non interessi.
In ogni caso, nessuno mette in discussione la base di partenza sia del socialismo che del capitalismo: l'industrialismo e la mistica del lavoro. La fede nel progresso infinito e nell'intoccabile scienza (che poi però non fa altro che smentire se stessa) guai a metterla in discussione. E il lavoro? Il diritto al lavoro? Una volta si lavorava quel che serviva per sopravvivere, e ora? Per morire?
C'è chi va oltre: il reddito di cittadinanza è una stupidaggine perché mette sempre il denaro al centro.
La cosa più probabile è che avremo un tracollo "irrazionale", come sempre dettato da multipli agenti che agiscono magari con la giusta logica singolarmente ma non collettivamente. Ci sarà certamente decrescita. Ma non potrà essere felice, come qualcuno si augura. E' da sempre così, storicamente i tracolli sono fortissimi e avvengono in tempi molto rapidi. E' inevitabile e lo dice la logica della storia.
Da cosa si ripartirà? Probabilmente si tornerà indietro, come è sempre stato. Basti pensare alla fine dell'avanzatissimo Impero Romano. Magari risulterà che tuttosommato 300 anni fa non si stava così male e si prenderanno spunti culturali anche da lì. "Ma morivano di fame...". E' una balla. "Ma i nostri nonni...". Esatto, i nostri nonni hanno vissuto nella prima metà del Novecento, un periodo particolare di incremento demografico dettato dai progressi della medicina non accompagnati da altrettanti progressi nel mondo alimentare. Nei secoli precedenti l'alimentazione di un contadino medio era molto più variegata e ricca di quanto si possa pensare.
Può non sembrare ma ho fiducia nella specie umana: ci metterà un po' ma ne uscirà più forte, come è sempre stato finora.

Tuesday, May 21, 2013

La Littizzetto ha rotto i c...


Mi viene in mente mia lalla: "segui i consigli della Littizzetto: tu di' che sei italiano ma non hai mai votato Berlusconi, anche se non è vero."
Be', io ho votato ben poco, e comunque non l'ho mai votato, almeno direttamente. Ma mi è toccato vedere lo scempio di cosa è diventato il dibattito politico: quelli che tifavano per lui e quelli che tifavano contro di lui.

Ma veniamo al dunque. Arrivo all'ostello.
Jamie si interessa di politica internazionale e vuole capire cosa sta succedendo in Italia. Il nonno di sua moglie era triestino e aveva fatto la guerra. Mi chiede come vanno le cose, da quello che legge sui giornali la situazione è allarmante e la disoccupazione rappresenta una tragedia.
Mi chiede "ma come è possibile che gli italiani abbiano votato questo scempio?". Mi aspetto che ora attacchi con Berlusconi, oppure con la casta, la cricca, la corruzione e l'evasione. O non so quali altri luoghi comuni. Gli dico che so solo ultime notizie dal mio paesino e mi sono ben guardato in questi giorni di informarmi su ciò che avviene in Italia.
"Ma come ha potuto il popolo italiano scegliere di entrare nell'Euro?" mi chiede. E non è il primo. In America la questione è molto dibattuta, e anche le persone più semplici si stanno chiedendo cosa sta succedendo in Europa.
In molti dovrebbero chiedersi perché chiudono le fabbriche e aprono centri commerciali. E' chiaro che è una cosa che impatta sul mondo del lavoro. E' chiaro che rinunciare alla flessibilità del cambio e, di fatto, legarsi alla valuta dell'economia più forte d'Europa non può portare a benefici.
Ma perché, Jamie? Perché? Ma perché non se ne parla! L'Euro deve essere un mantra, una specie di indiscutibile divinità. Si può discutere di tutto il resto, come fanno Littizzetto & C, tra l'altro tirando su soldi a palate.
Perché ci dicono che senza l'Euro avremmo una disoccupazione altissima, e avremmo scontri di piazza, e ci dovrebbero massacrare di tasse, e si dovrebbero vendere aziende statali, e ci dovrebbero prelevare i soldi dal conto..
Peccato che siano tutte cose successe a nazioni dentro la moneta unica.
Segue lunga discussione e lui che continua a ripetermi "ma non è un tradimento contro la nazione?" che per un americano è probabilmente il reato più grave. Poi per fortuna scivoliamo su argomenti più leggeri, sul mio itinerario. Ma la rabbia rimasta dentro va sfogata.