Non credo che ci rivedremo più, care Canadian Rockies.
Mi mancherete maestose montagne innevate, punte di roccia che dominano il panorama.
Mi mancherete scoiattoli ed anatre, cervi e rane dai toni acuti, semplici creature ad allietare i miei giorni: mangiare, riposarsi, manifestare la propria esistenza ogni giorno... cos'altro?
Mi mancherete irti sentieri tra boschi di acero e prati innevati.
Mi mancherete colonne sonore delle mie giornate, perfetti canterini di cui ho imparato i versi ma non i nomi.
Mi mancherete profumi di resina che stimolano il mio appetito.
Mi mancherete frizzanti ruscelli a custodire le mie ore di sonno.
Mi mancherete placidi laghetti colorati, riflessi di luce e sorgenti di vita.
Mi mancherete assoluto silenzio e completa solitudine.
Ritroverò affetti, conoscenze, confortevolezza quotidiana e comodità, ritroverò una natura eccitante ma diversa. Di voi potrò solo conservare il ricordo nel cuore.
~ Human Beings are Animals ~
Se sei finito qui per caso devi sapere che sei in casa di un matto, quindi ti conviene andartene alla svelta.
Se invece ti ostini a rimanere sarai costretto a sorbirti i miei deliri e le mie opinioni politically incorrect.
Qui potrai seguire il decorso della malattia attraverso i miei monologhi. D'altra parte, è noto: i matti parlano da soli...
Questo blog avrà lo scopo di raccontare le mie vacanze in Canada & USA. C'è il rischio che poi prosegua oltre, ma ci sono buone probabilità che qualcuno riesca ad intervenire per tempo al grido di...
"Se è matto, uccidetelo!"
Saturday, June 29, 2013
Lungo l'Icefield Parkway
Giovedì 27 Giugno:
Gli ultimi due giorni della mia vacanza sono dedicati a ciò che si incontra percorrendo l'Icefield Parkway, ovvero la strada che collega il parco nazionale di Jasper con quello di Banff e che è circondata da montagne innevate e ghiacciai che si ergono maestosi.
La prima parte della mattinata purtroppo è dedicata ad altre rotture di scatole con prenotazioni e call center. Spero di riuscire a trovare alloggio a Banff visto che Castle Mountain è chiuso per problemi con l'acqua. Già sono nervoso perché la vacanza sta per finire e in più mi sono capitate molte rotture di scatole negli ultimi dieci giorni, anche se va detto che fino ad allora è andato tutto liscio.
Alle 10 mi incammino lungo il sentiero dei Five Lakes, una gradevole scampagnata di un paio d'ore tra fiori, conifere, animaletti e laghetti. Mi rendo conto di aver vissuto quest'anno 3 mesi di inizio primavera. Ormai non faccio più caso a caproni ed elks (ieri sera ne ho visto una decina in un colpo solo) anche se l'immagine di madre e figlioletti fa sempre tenerezza. Una lepre non perde occasione di mostrarmi la sua eleganza nei movimenti. Lentamente giro intorno a cinque laghetti in rapida successione (questo è il secondo)
e mi fermo a mangiare e leggere. Nel pomeriggio visito le Sunwapta Falls, forse le cascate più famose delle Rockies. Sarà che mi sono assuefatto alle cascate ma non mi sembrano molto diverse dalle altre, a parte la simpatica isoletta poco prima della cascata e il notevole canyon:
Torno presto indietro verso l'albergo di Athabasca Falls per sistemare le valigie perché domani sarà giornata più intensa.
Venerdì 28 Giugno:
Gli ultimi due giorni della mia vacanza sono dedicati a ciò che si incontra percorrendo l'Icefield Parkway, ovvero la strada che collega il parco nazionale di Jasper con quello di Banff e che è circondata da montagne innevate e ghiacciai che si ergono maestosi.
La prima parte della mattinata purtroppo è dedicata ad altre rotture di scatole con prenotazioni e call center. Spero di riuscire a trovare alloggio a Banff visto che Castle Mountain è chiuso per problemi con l'acqua. Già sono nervoso perché la vacanza sta per finire e in più mi sono capitate molte rotture di scatole negli ultimi dieci giorni, anche se va detto che fino ad allora è andato tutto liscio.
Alle 10 mi incammino lungo il sentiero dei Five Lakes, una gradevole scampagnata di un paio d'ore tra fiori, conifere, animaletti e laghetti. Mi rendo conto di aver vissuto quest'anno 3 mesi di inizio primavera. Ormai non faccio più caso a caproni ed elks (ieri sera ne ho visto una decina in un colpo solo) anche se l'immagine di madre e figlioletti fa sempre tenerezza. Una lepre non perde occasione di mostrarmi la sua eleganza nei movimenti. Lentamente giro intorno a cinque laghetti in rapida successione (questo è il secondo)
e mi fermo a mangiare e leggere. Nel pomeriggio visito le Sunwapta Falls, forse le cascate più famose delle Rockies. Sarà che mi sono assuefatto alle cascate ma non mi sembrano molto diverse dalle altre, a parte la simpatica isoletta poco prima della cascata e il notevole canyon:
Torno presto indietro verso l'albergo di Athabasca Falls per sistemare le valigie perché domani sarà giornata più intensa.
Venerdì 28 Giugno:
Nonostante ieri sera sia andato a dormire prima delle dieci, mi sveglio comunque che sono già le 7:30. Poco male, dovrei ugualmente avere tempo per vedere tutto ciò che voglio.
A parte uno, il venerdì in genere è sempre stato un giorno che ho amato, questo si porta dietro un bel po' di nostalgia...
Parto in direzione Banff, mi fermo un attimo per ammirare Stuffield Glacier e Mount Kitchener
e poi mi incammino su per il Beauty Creek in cerca delle Stanley Falls.
Riprendo poi il cammino su quattro ruote e incontro lungo la strada le Tangle Falls fino a giungere in vista del Columbia Icefield, al Sunwapta Pass (2030 m). Qui mi permetto la seconda escursione della giornata: il famoso Wilcox Pass, che corre lungo la catena montuosa parallela all'Andromeda e all'Athabasca, il monte più noto delle Rockies insieme al Mount Robson.
Dal Wilcox è ben visibile anche il ghiacciaio Columbia e i suoi monti circostanti. Mi sono guardato bene dal prendere il pullmino che ti porta sul ghiacciaio in visita guidata.
Il sentiero poi prosegue verso abbozzati laghetti su un paesaggio quasi lunare.
La strada asfaltata invece ridiscende a valle,
mi fermo a mangiare al Coleman Creek. La bomboletta di propano è ormai al lumicino ma questo sarà il suo ultimo sforzo: ha fatto ampiamente il suo dovere!
Ancora qualche foto ai monti circostanti
e di nuovo si risale per il Bow Pass (2010 m), dove il protagonista è l'azzurrissimo Peyto Lake
sponsorizzatissimo, certo è molto bello ma esageratemente affollato, c'è da fare una lunga coda per fare una fotografia. Il colore di un lago dipende da molti fattori:
- l'angolazione con cui lo si guarda
- l'ora del giorno
- le condizioni meteo e l'aspetto del cielo
- la sua temperatura
Un lago perciò ha una vita propria e in montagna la rottura della sua crosta ghiacciata è un ottimo indicatore dell'inizio della primavera.
In prossimità del Bow Lake, che per le ragioni che ho sopra esposto non può che essere di un blu intenso,
faccio la terza escursione di giornata. Dopo un bel po' di strada su un sentiero
arrivo alle Bow Glacier Falls.
L'ultimo sforzo di giornata è per il sentiero che porta all'Helen Lake ma, come suggeritomi da una guida, mi fermo solo a metà strada per osservare il panorama intorno al Bow Lake
ed è questa la mia ultima escursione sulle Canadian Rockies. Alla fine sono quattro per un totale di 25 km e circa 1000 metri di dislivello. Più 250 km al volante. Non mi resta che scendere lungo la TransCanada, incredibile vedere 50 km consecutivi di strada recintata da ambo i lati, perciò non vedrò bestie; ma purtroppo l'alternativa Bow Valley road è chiusa. Arrivo quindi nel centro di Banff dove mi sistemo e ancora una volta rendo orgoglioso l'Asso: pago il prezzo che avrei pagato Castle Mountain ($24) anziché i $42 che richiedono qui. Che affare! Che affare un corno: quando mi tocca dormire in una città, anche piccola, non si riesce mai a dormire perché i nottambuli fanno un casino bestiale!
Domani mattina gli ultimi 120 km per arrivare a Calgary dove prenderò il volo che mi porterà a Francoforte, poi Monaco ed infine Genova.
A parte uno, il venerdì in genere è sempre stato un giorno che ho amato, questo si porta dietro un bel po' di nostalgia...
Parto in direzione Banff, mi fermo un attimo per ammirare Stuffield Glacier e Mount Kitchener
e poi mi incammino su per il Beauty Creek in cerca delle Stanley Falls.
Riprendo poi il cammino su quattro ruote e incontro lungo la strada le Tangle Falls fino a giungere in vista del Columbia Icefield, al Sunwapta Pass (2030 m). Qui mi permetto la seconda escursione della giornata: il famoso Wilcox Pass, che corre lungo la catena montuosa parallela all'Andromeda e all'Athabasca, il monte più noto delle Rockies insieme al Mount Robson.
Dal Wilcox è ben visibile anche il ghiacciaio Columbia e i suoi monti circostanti. Mi sono guardato bene dal prendere il pullmino che ti porta sul ghiacciaio in visita guidata.
Il sentiero poi prosegue verso abbozzati laghetti su un paesaggio quasi lunare.
La strada asfaltata invece ridiscende a valle,
mi fermo a mangiare al Coleman Creek. La bomboletta di propano è ormai al lumicino ma questo sarà il suo ultimo sforzo: ha fatto ampiamente il suo dovere!
Ancora qualche foto ai monti circostanti
e di nuovo si risale per il Bow Pass (2010 m), dove il protagonista è l'azzurrissimo Peyto Lake
sponsorizzatissimo, certo è molto bello ma esageratemente affollato, c'è da fare una lunga coda per fare una fotografia. Il colore di un lago dipende da molti fattori:
- l'angolazione con cui lo si guarda
- l'ora del giorno
- le condizioni meteo e l'aspetto del cielo
- la sua temperatura
Un lago perciò ha una vita propria e in montagna la rottura della sua crosta ghiacciata è un ottimo indicatore dell'inizio della primavera.
In prossimità del Bow Lake, che per le ragioni che ho sopra esposto non può che essere di un blu intenso,
faccio la terza escursione di giornata. Dopo un bel po' di strada su un sentiero
arrivo alle Bow Glacier Falls.
L'ultimo sforzo di giornata è per il sentiero che porta all'Helen Lake ma, come suggeritomi da una guida, mi fermo solo a metà strada per osservare il panorama intorno al Bow Lake
ed è questa la mia ultima escursione sulle Canadian Rockies. Alla fine sono quattro per un totale di 25 km e circa 1000 metri di dislivello. Più 250 km al volante. Non mi resta che scendere lungo la TransCanada, incredibile vedere 50 km consecutivi di strada recintata da ambo i lati, perciò non vedrò bestie; ma purtroppo l'alternativa Bow Valley road è chiusa. Arrivo quindi nel centro di Banff dove mi sistemo e ancora una volta rendo orgoglioso l'Asso: pago il prezzo che avrei pagato Castle Mountain ($24) anziché i $42 che richiedono qui. Che affare! Che affare un corno: quando mi tocca dormire in una città, anche piccola, non si riesce mai a dormire perché i nottambuli fanno un casino bestiale!
Domani mattina gli ultimi 120 km per arrivare a Calgary dove prenderò il volo che mi porterà a Francoforte, poi Monaco ed infine Genova.
Thursday, June 27, 2013
Edith Cavell
Alla mattina faccio un salto a comprare altre pile nuove ma il tentativo è inutile, per questi ultimi giorni dovrò fare a meno della macchina fotografica. In compenso della Transcanada non se ne sa niente perciò mi sa che dovrò studiarmi il percorso alternativo via Red Deer.
Mi immetto sulla strada che porta a Mount Edith Cavell e subito incrocio un'altra specie di cervo-capriolo
e poi un grosso orso bruno. Anche questa strada è di quelle che piacciono a me: stretta e tutta curve, anche se con l'agile supercorsino sarebbe molto più divertente. E si ha un'ottima panoramica della valle:
Bisogna poi fare un breve tratto a piedi di circa 1 km per arrivare alla vista del ghiacciaio e soprattutto del Cavell Pond, un bellissimo laghetto ghicciato di montagna. In riva al lago ci sono ancora enormi massi di ghiaccio
e i colori azzurro, blu e bianco si mescolano meravigliosamente al grigio e al marrone della terra circostante. Le foto con il cellulare, ovviamente, non rendono.
Non riesco a staccarmi da questo paesaggio per un bel po' poi finalmente mi decido a scendere. Questa volta bisogna stare attenti agli imbranati che vanno a 10 all'ora e rischiano sempre di imbelinarsi nei fossi.
Proseguo ancora per la strada parallela all'Icefield e giungo alle Athabasca Falls.
Be', ormai mi sono un po' abituato alle cascate. Qui però abbiamo anche un bell'arcobaleno.
Mi fermo a mangiare e poi riprendo l'Icefield Parkway per tornare verso Jasper.
L'intenzione è quella di visitare i Five Lakes ma decido di lasciarmelo per domani e dedicare buona parte del pomeriggio a cercare di risistemare il mio itinerario. Ma trovare un posto da prenotare sembra impossibile. E' tutto prenotato. Le ultime notizie dicono che la Transcanada potrebbe riaprire per il ponte lungo del prossimo fine settimana. Il problema è che dei "potrebbe" non me ne faccio niente. Ormai è quasi sicuro che da venerdì sera prenderò il Saskatchewan Crossing per la Hwy 11 e, siccome tutti gli HI-Hostel sulla Icefield sono completi, proseguirò finché non troverò da dormire (spero di non dover di nuovo dormire in macchina!).
Il volo per Calgary è sabato alle 18:20.
P.S.: Update: la TransCanada potrebbe essere riaperta a breve!
Mi immetto sulla strada che porta a Mount Edith Cavell e subito incrocio un'altra specie di cervo-capriolo
e poi un grosso orso bruno. Anche questa strada è di quelle che piacciono a me: stretta e tutta curve, anche se con l'agile supercorsino sarebbe molto più divertente. E si ha un'ottima panoramica della valle:
Bisogna poi fare un breve tratto a piedi di circa 1 km per arrivare alla vista del ghiacciaio e soprattutto del Cavell Pond, un bellissimo laghetto ghicciato di montagna. In riva al lago ci sono ancora enormi massi di ghiaccio
e i colori azzurro, blu e bianco si mescolano meravigliosamente al grigio e al marrone della terra circostante. Le foto con il cellulare, ovviamente, non rendono.
Non riesco a staccarmi da questo paesaggio per un bel po' poi finalmente mi decido a scendere. Questa volta bisogna stare attenti agli imbranati che vanno a 10 all'ora e rischiano sempre di imbelinarsi nei fossi.
Proseguo ancora per la strada parallela all'Icefield e giungo alle Athabasca Falls.
Be', ormai mi sono un po' abituato alle cascate. Qui però abbiamo anche un bell'arcobaleno.
Mi fermo a mangiare e poi riprendo l'Icefield Parkway per tornare verso Jasper.
L'intenzione è quella di visitare i Five Lakes ma decido di lasciarmelo per domani e dedicare buona parte del pomeriggio a cercare di risistemare il mio itinerario. Ma trovare un posto da prenotare sembra impossibile. E' tutto prenotato. Le ultime notizie dicono che la Transcanada potrebbe riaprire per il ponte lungo del prossimo fine settimana. Il problema è che dei "potrebbe" non me ne faccio niente. Ormai è quasi sicuro che da venerdì sera prenderò il Saskatchewan Crossing per la Hwy 11 e, siccome tutti gli HI-Hostel sulla Icefield sono completi, proseguirò finché non troverò da dormire (spero di non dover di nuovo dormire in macchina!).
Il volo per Calgary è sabato alle 18:20.
P.S.: Update: la TransCanada potrebbe essere riaperta a breve!
Wednesday, June 26, 2013
Miette Hot Springs
Mi sa che la fotocamera oggi pomeriggio è andata. Ho provato con mille pile e non si accende più.
:(
Mattinata dedicata a Miette Hot Springs e dintorni. La strada è stretta e con molte curve perciò faccio presto. Alle 9 sono già sul sentiero dello Sulfur Skyline. Raccomandano di non provarci il pomeriggio per via dei frequenti e improvvisi temporali violenti. Purtroppo appena mi incammino inizia a scendere un lieve pioggerellina che riduce di molto la visuale. Sono solo 4 km ma con 700 metri di dislivello, le gambe sono uno straccio, i piedi hanno solo qualche problemino, avranno tempo un giorno e mezzo per riposarsi dopo questa ultima fatica, riesco comunque a tenere un ritmo accettabile. L'ultima parte è molto ripida ma sono fortunato: proprio mentre sono in cima il sole inizia a dare qualche occhiatina nel cielo velato. Anche qui gran bella panoramica a 360° ma dopo le Bald Hills non credo che potrò più impressionarmi facilmente. Faccio un po' di foto (che probabilmente non vedrete mai) e scendo verso valle. E inizia a salire un sacco di gente e molti mi dicono: "Ti ho visto qua!", "Ti ho visto là!", "Ti ho visto scendere sulla neve!". Io li guardo tutti con l'espressione ah-ha-ma-chi-cavolo-sei e non ho la prontezza di dire "certo, certo, certo". Poco dopo mezzogiorno, giù a Miette Hot Springs ci sono un sacco di capre in mezzo ai turisti e qualcuna pretenderebbe adderittura il mio pranzo. Gli scoiattoli si massacrano di botte per il cibo e io vado a bagnarmi nelle terme. L'acqua che arriva dal sottosuolo è molto calda e sulfurea (puzza di uova marce più puzza di metallo). Però lasciare i piedi stanchi a bagno nelle uova marce per un quarto d'ora fa piacere.
Faccio un salto a Jasper per avere notizie (la Transcanada è ancora chiusa) e per comprare. Una signora mi chiede: "scusi, sa mica come si fa ad asciugare il cellulare con il riso?" "Eh???" "Sì, sì, si può, c'è un metodo ma non lo so". Ma perché poi devono chiederlo a me?
Risalgo al Maligne Canyon, pur dormendoci a fianco non l'ho ancora visitato. Lì realizzo i problemi della mia macchina fotografica. I canyon sono un po' tutti uguali. Dei tre che ho visto questo credo sia il più profondo. Provo a fare qualche foto col cellulare ma purtroppo il percorso turistico si svolge tutto sopra il canyon e in questo caso è praticamente impossibile dare il senso della profondità.
Attraverso la strada e proprio mentre sono dietro a farmi da mangiare intravedo due orsi bruni, mamma e piccolo, nel bosco di fronte. Girano molto in quest'area tanto che bisogna stare piuttosto attenti quando si esce.
:(
Mattinata dedicata a Miette Hot Springs e dintorni. La strada è stretta e con molte curve perciò faccio presto. Alle 9 sono già sul sentiero dello Sulfur Skyline. Raccomandano di non provarci il pomeriggio per via dei frequenti e improvvisi temporali violenti. Purtroppo appena mi incammino inizia a scendere un lieve pioggerellina che riduce di molto la visuale. Sono solo 4 km ma con 700 metri di dislivello, le gambe sono uno straccio, i piedi hanno solo qualche problemino, avranno tempo un giorno e mezzo per riposarsi dopo questa ultima fatica, riesco comunque a tenere un ritmo accettabile. L'ultima parte è molto ripida ma sono fortunato: proprio mentre sono in cima il sole inizia a dare qualche occhiatina nel cielo velato. Anche qui gran bella panoramica a 360° ma dopo le Bald Hills non credo che potrò più impressionarmi facilmente. Faccio un po' di foto (che probabilmente non vedrete mai) e scendo verso valle. E inizia a salire un sacco di gente e molti mi dicono: "Ti ho visto qua!", "Ti ho visto là!", "Ti ho visto scendere sulla neve!". Io li guardo tutti con l'espressione ah-ha-ma-chi-cavolo-sei e non ho la prontezza di dire "certo, certo, certo". Poco dopo mezzogiorno, giù a Miette Hot Springs ci sono un sacco di capre in mezzo ai turisti e qualcuna pretenderebbe adderittura il mio pranzo. Gli scoiattoli si massacrano di botte per il cibo e io vado a bagnarmi nelle terme. L'acqua che arriva dal sottosuolo è molto calda e sulfurea (puzza di uova marce più puzza di metallo). Però lasciare i piedi stanchi a bagno nelle uova marce per un quarto d'ora fa piacere.
Faccio un salto a Jasper per avere notizie (la Transcanada è ancora chiusa) e per comprare. Una signora mi chiede: "scusi, sa mica come si fa ad asciugare il cellulare con il riso?" "Eh???" "Sì, sì, si può, c'è un metodo ma non lo so". Ma perché poi devono chiederlo a me?
Risalgo al Maligne Canyon, pur dormendoci a fianco non l'ho ancora visitato. Lì realizzo i problemi della mia macchina fotografica. I canyon sono un po' tutti uguali. Dei tre che ho visto questo credo sia il più profondo. Provo a fare qualche foto col cellulare ma purtroppo il percorso turistico si svolge tutto sopra il canyon e in questo caso è praticamente impossibile dare il senso della profondità.
Attraverso la strada e proprio mentre sono dietro a farmi da mangiare intravedo due orsi bruni, mamma e piccolo, nel bosco di fronte. Girano molto in quest'area tanto che bisogna stare piuttosto attenti quando si esce.
Tuesday, June 25, 2013
Maligne Lake & the Hills
Alle 7 cominciano a suonare le prime sveglie, la cucina apre alle 7 e decido di alzarmi. A fare colazione c'è anche un portoghese che ieri sera discuteva con un americano e descriveva la situazione in Portogallo e nel resto d'Europa, ripeteva cose che ormai so a memoria. L'americano diceva che in USA se ne parla molto e non riescono a capacitarsi del perché si insista su una strada sbagliata.
Per ora riesco a non pensare che il prossimo lunedì sarà ben differente!
Il cielo è sereno, ci sono solo delle nuvole grigie e sono proprio sopra la valle in cui ho intenzione di andare. Davanti ad alberghi e motel c'è una sola scritta: "No Vacancy", penso che sarà così fino a Settembre. Se volete venire qui prenotate per tempo. Per fortuna passato il Medicine Lake
il cielo si rasserena e dopo un'oretta di viaggio arrivo al Maligne Lake. Il tempo di qualche foto
e inizio ad incamminarmi sul sentiero che porta alle Opal Hills. Come al solito percorro la parte più ripida in salita, lasciandomi quindi una discesa agevole. Alle 9 non c'è ancora nessuno sui sentieri e dovrebbe esserci un grizzly in zona perciò faccio un bel po' di rumore, con i bastoni, fischiettando o rendendo omaggio alla "Robiola Osella". Incontro quello che credo sia un mule deer, curioso e pauroso allo stesso tempo,
e poi, intorno a quota 2200, esco dalla foresta. Le Opal Hills hanno una vegetazione davvero particolare, con tanti cespugli di bacche e fiori che sembrano narcisi.
In giro è tutto un cinguettare di talpe e scoiattoli. La vegetazione arriva anche a 3000 metri. Si percorre una bellissima piccola valle da cui si possono ammirare tutte le creste dei monti. Riscendendo a valle incontro molti escursionisti e a mezzogiorno il lago è pieno di turisti. Solo 3 ore per un percorso che è dato dalle 4 alle 6 ore. Mangio e, visto che il tempo regge, mi avventuro nella seconda escursione di giornata: le Bald Hills sull'altro versante del lago. Il cielo si sta chiudendo ma non sembra minacciare pioggia. La salita assomiglia alle Opal ma sono più affaticato. Riesco a non subire lo smacco di essere superato da due donne, anzi sulla ripida salita finale le stacco nettamente. Man mano che si sale la vista si fa sempre più spettacolare e dalla vetta è una merviglia: da una parte la valle del Maligne Lake (dall'alto si apprezza quanto sia più grande del Medicine), sovrastata dalle montagne innevate,
dall'altra una valle che non conosco ed è un po' troppo per le mie vertigini, anche qui con monti innevati.
Uno spettacolo a 360° che non può essere sintentizzato con una fotografia. Si può capire se un posto è più o meno turistico in base alla grassezza degli scoiattoli. Qui uno viene ad affondare unghie e denti in un mio dito.
Sulla vetta ci sono due uomini, un ragazzo e un anziano di più di 60 anni. Il giovane mi fa due foto decenti.
Tra di loro parlano una lingua che non conosco e gli chiedo da dove vengono. Washington DC il giovane, West Virginia l'altro ma parlano un dialetto del sud. Stiamo un po' a discorrere, l'anziano conosce molto bene il Nord Italia: "ma di dove sei, di Bolzano, di Milano, sei lumbard? Incontro italiani solo sui monti". "Io non ne ho ancora incontrato, comunque sono di Genova, non so se sa dov'e'...". "Vuoi che non sappia dove e' nato Colombo? Ah, bellissima la Liguria, quella piccola striscia tra mare e monti". Ma all'altro si sono già illuminati gli occhi: "Sono tifoso del Genoa! Sai quella squadra di Football con la maglia a quadri rossi e blu" e mi inizia a dire qualcosa sul campionato. Gli spiego che probabilmente ne sa più di me ma che a casa saranno contenti perché sono genoani. Mi chiede delle rivalità e dei derby, poi scendo per una strada diversa. Anche qui ci sono un bel po' di tratti innevati con neve molla e, in un punto in cui le ragazze scendono col culo, riesco a fare una sciata di 15 metri con gli scarponi aiutandomi con le bacchette ma senza dare una musata in terra, il tutto tra l'ovazione dei presenti a cui la cosa è piaciuta molto (ma secondo me se davo una facciata erano più contenti).
Il Maligne Lake alle 5 è sempre calmo e molto meno affollato. Scenderò verso il Maligne Canyon dove dormirò. Lo visiterò domani.
Faccio ancora in tempo a vedere un branco di caproni spelacchiati che leccano ogni parte di una jeep
e due elks, di cui uno enorme.
L'accoppiata Opal Hills e Bald Hills è stata davvero fenomenale! Pesante perché combinate insieme fanno 25 km con 1200 metri di dislivello ma la vista panoramica che ho avuto dalle Bald Hills non l'ho trovata da nessuna altra parte.
Per ora riesco a non pensare che il prossimo lunedì sarà ben differente!
Il cielo è sereno, ci sono solo delle nuvole grigie e sono proprio sopra la valle in cui ho intenzione di andare. Davanti ad alberghi e motel c'è una sola scritta: "No Vacancy", penso che sarà così fino a Settembre. Se volete venire qui prenotate per tempo. Per fortuna passato il Medicine Lake
il cielo si rasserena e dopo un'oretta di viaggio arrivo al Maligne Lake. Il tempo di qualche foto
e inizio ad incamminarmi sul sentiero che porta alle Opal Hills. Come al solito percorro la parte più ripida in salita, lasciandomi quindi una discesa agevole. Alle 9 non c'è ancora nessuno sui sentieri e dovrebbe esserci un grizzly in zona perciò faccio un bel po' di rumore, con i bastoni, fischiettando o rendendo omaggio alla "Robiola Osella". Incontro quello che credo sia un mule deer, curioso e pauroso allo stesso tempo,
e poi, intorno a quota 2200, esco dalla foresta. Le Opal Hills hanno una vegetazione davvero particolare, con tanti cespugli di bacche e fiori che sembrano narcisi.
In giro è tutto un cinguettare di talpe e scoiattoli. La vegetazione arriva anche a 3000 metri. Si percorre una bellissima piccola valle da cui si possono ammirare tutte le creste dei monti. Riscendendo a valle incontro molti escursionisti e a mezzogiorno il lago è pieno di turisti. Solo 3 ore per un percorso che è dato dalle 4 alle 6 ore. Mangio e, visto che il tempo regge, mi avventuro nella seconda escursione di giornata: le Bald Hills sull'altro versante del lago. Il cielo si sta chiudendo ma non sembra minacciare pioggia. La salita assomiglia alle Opal ma sono più affaticato. Riesco a non subire lo smacco di essere superato da due donne, anzi sulla ripida salita finale le stacco nettamente. Man mano che si sale la vista si fa sempre più spettacolare e dalla vetta è una merviglia: da una parte la valle del Maligne Lake (dall'alto si apprezza quanto sia più grande del Medicine), sovrastata dalle montagne innevate,
dall'altra una valle che non conosco ed è un po' troppo per le mie vertigini, anche qui con monti innevati.
Uno spettacolo a 360° che non può essere sintentizzato con una fotografia. Si può capire se un posto è più o meno turistico in base alla grassezza degli scoiattoli. Qui uno viene ad affondare unghie e denti in un mio dito.
Sulla vetta ci sono due uomini, un ragazzo e un anziano di più di 60 anni. Il giovane mi fa due foto decenti.
Tra di loro parlano una lingua che non conosco e gli chiedo da dove vengono. Washington DC il giovane, West Virginia l'altro ma parlano un dialetto del sud. Stiamo un po' a discorrere, l'anziano conosce molto bene il Nord Italia: "ma di dove sei, di Bolzano, di Milano, sei lumbard? Incontro italiani solo sui monti". "Io non ne ho ancora incontrato, comunque sono di Genova, non so se sa dov'e'...". "Vuoi che non sappia dove e' nato Colombo? Ah, bellissima la Liguria, quella piccola striscia tra mare e monti". Ma all'altro si sono già illuminati gli occhi: "Sono tifoso del Genoa! Sai quella squadra di Football con la maglia a quadri rossi e blu" e mi inizia a dire qualcosa sul campionato. Gli spiego che probabilmente ne sa più di me ma che a casa saranno contenti perché sono genoani. Mi chiede delle rivalità e dei derby, poi scendo per una strada diversa. Anche qui ci sono un bel po' di tratti innevati con neve molla e, in un punto in cui le ragazze scendono col culo, riesco a fare una sciata di 15 metri con gli scarponi aiutandomi con le bacchette ma senza dare una musata in terra, il tutto tra l'ovazione dei presenti a cui la cosa è piaciuta molto (ma secondo me se davo una facciata erano più contenti).
Il Maligne Lake alle 5 è sempre calmo e molto meno affollato. Scenderò verso il Maligne Canyon dove dormirò. Lo visiterò domani.
Faccio ancora in tempo a vedere un branco di caproni spelacchiati che leccano ogni parte di una jeep
e due elks, di cui uno enorme.
L'accoppiata Opal Hills e Bald Hills è stata davvero fenomenale! Pesante perché combinate insieme fanno 25 km con 1200 metri di dislivello ma la vista panoramica che ho avuto dalle Bald Hills non l'ho trovata da nessuna altra parte.
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