Questo blog avrà lo scopo di raccontare le mie vacanze in Canada & USA. C'è il rischio che poi prosegua oltre, ma ci sono buone probabilità che qualcuno riesca ad intervenire per tempo al grido di...
"Se è matto, uccidetelo!"

Friday, May 31, 2013

Halifax

Dopo aver fatto un po' di commissioni lascio l'ostello, che potrebbe chiamarsi orgoglio dell'Acadia, e si riparte da Moncton (NB) direzione Nova Scotia, ovviamente sempre in mezzo al nulla per un bel tratto. La cosa più interessante che si presenta è un bel banco di nebbia, che però resta alta negli invallamenti dell'autostrada producendo un simpatico effetto. Arrivo a Truro e, come mi aspettavo, è più uno svincolo autostradale che una città. Oggi sarà una giornata con poche cose da vedere, credo che ce ne sarà una analoga sulla via del ritorno, la sfrutterò per rilassarmi un po'. Per ingannare il tempo in autostrada mi diverto a migliorare l'imitazione del comandante Tagliavacche, amico di Peragallo, che riesce bene grazie alla cannuccia del French Vanilla di Tim Horton's al posto della pipa. E rido da solo alle mie battute, d'altra parte, se è matto...
Prendo quindi la direzione della poco frequentata Pleasant Valley, che si rivela un po' più interessante, almeno per osservare il fenomeno della bassa marea:


L'acqua forma profonde vallate rosso-marroni anche all'interno, sembra ferma ma in realtà correnti calde e fredde producono vortici.
Procedo verso Windsor, ma la strada si mantiene abbastanza lontana dalla costa (probabilmente potevo prendere qualche altra via), la zona è discretamente abitata e in parte coltivate. Si osservano ancora notevoli fenomeni di bassa marea


e poi prendo l'autostrada direzione Halifax dove arrivo prima delle 5. La città è piuttosto grande, con due ponti imponenti. L'ostello è proprio nel centro, sbrigo due telefonate e mangio come un porco.
Dopo tanto tempo stasera uscirò un po' in giro per la città, se farò qualche foto le aggiungerò quia posteriori.
Domani lunga tappa direzione Cape Breton.

Thursday, May 30, 2013

Alma & Fundy National Park

Se la città di St John non è un granché il posto dove ho dormito è stato eccellente. Ottimo rapporto qualità-prezzo, direbbe qualcuno, visto che la colazione era compresa nei $27.5 e mi sono strafogato, lanciandomi anche nelle uova con bacon, così potrò girare tutto il giorno per il parco senza dovermi fermare a mangiare. La signora di casa e il figlio Sean (o Shawn, chi lo sa?) sono stati molto ospitali. La simpatica signora, di cui non ricordo il nome, è una che ama parlare... mi ha raccontato delle sue origini, un po' inglesi, un po' irlandesi e un po' indigene e soprattutto si sente metà scozzese. E infatti ha un accento scozzese e così gli ho raccontato perché a Bar Harbor, dove mi avevano assegnato la stanza numero 11, continuavo a ripetere "alavn" come uno scemo. A proposito, ho capito come mai c'era così tanta gente: era un ponte festivo in USA anche se, vabbé, erano tutti stranieri tanto che a un certo punto stufo ho salutato qualcuno con un "lûxe a lûnn-a".
Comunque, con la signora discutiamo un po' dei progetti di indipendenza della Scozia e lei mi racconta di quando dal New Brunswick per andare verso ovest molti preferivano passare dagli USA tanto erano agguerriti i quebecois. Mi racconta che di solito d'inverno non nevica ma quando lo fa ne viene un metro e l'anno scorso sono andati a -37°C, mi aspetto che da un momento all'altro inizi a raccontarmi di quando era dovuta andare a prendere la sua cagna ä Borlasca per riportarsela indietro in-sciü-e spalle e decido di partire prima che sia troppo tardi.
Riprendo l'autostrada del nulla che si snoda attraverso paesaggi un po' più interessanti con lievi colline principalmente incolte e qualche raro allevamento. Eppure la vasta zona lievemente collinare dà l'idea di essere buona per allevare bestie e forse seminare qualcosa! Se penso al culo che si sono fatti i nostri antenati dalle nostre parti per ricavare qualche acro di terra in mezzo alle pietre... sì, lo so che non ha molto senso quello che voglio fare... ma se è matto allora rinchiudetelo!
Ad ogni modo del New Brunswick ricorderò tutto questo color rossiccio di terra e pietre, oltre al verde della vegetazione.
Il mio cervello ancora non riesce, dopo soli 10 giorni, ad abbandonare l'abitudine di convertire le indicazioni stradali da miglia a km, e la bezina (che qui a un euro al litro è più cara di un 30% rispetto agli USA!) da galloni a litri, per non parlare delle pinte, le once e le libbre. Lascio l'autostrada in direzione Alma e qui vivono un po' di persone in case isolate con alberi da frutto in fiore. Entro nel Fundy National Park facendo brevi soste al Wolf Lake e dal Bennett Lake. Poi cammino un po' lungo il percorso del Caribou Plain, ma l'animale non si fa vedere.


Infine intorno alle 2 giungo ad Alma:


dove ripasserò 4 ore più tardi:


Eh già, la marea sta crescendo a vista d'occhio! Tanto che ho fatto un'esperimento lasciando a riva dei sassi che dopo un paio di minuti sono stati inghiottiti dall'oceano. Resto un po' di tempo ad ammirare questo fenomeno e poi mi dirigo verso le Dickson Falls:


e poi mi dirigo verso Point Wolfe, lungo la strada incontro ancora interessanti punti di osservazione della Bay of Fundy:


e poi mi incammino lungo il percorso Coppermine, verso una miniera in cui uomini pagati 1$ al giorno scavavano in cerca di oro e trovarono solo rame. Il percorso, che si snoda tra i boschi, dove incontro quaglie e lepri,


offre anche belle visuali sulla sottostante baia di Point Wolfe.


Nonostante sia decisamente affaticato (sono proprio una schifezza: a fine giornata avrò camminato non più di 15 km!) decido di andare ancora ad Herring Cove e camminare lungo il percorso Coastal fino a Head Matthew per poi tornare ad Alma, dove sento un irrefrenabile necessità di comprarmi un pesce da cucinare per sera. Ci sono delle belle aragoste vive ma, non essendo capace a cuocerle, devo optare per un mega-trancio di salmone. Ne mangerò metà e l'altro andrà nel freezer per domani.
Devo trovare almeno un po' di pane e un limone e come al solito è un'impresa: tantissimi negozi pieni di porcherie ma se cerchi qualcosa di normale in genere lo trovi nei supermercati che sono assai rari e solo nelle grandi città.
Transito per il capo di Hopewell, dove forse la marea dà il meglio di sé e poco prima delle 8 arrivo in un ostello francofono a Moncton, non prima di aver visto improvvisamente prendere fuoco un auto poco dietro di me.

Wednesday, May 29, 2013

Campobello Island

Si riparte da Bar Harbor direzione nord ed est, sarà un altra lunga tirata.
La strada offre numerose viste panoramiche,


giunto a Milbridge devio per Jonesport, giusto per vedere ancora un po' di costa. E' una piccola cittadina di mare


ma il rientro verso l'interno verso Machias offre spettacolari viste dell'oceano. Poco dopo mezzogiorno arrivo a Lubec, paese di frontiera che porta all'isola di Campobello. L'isola è meravigliosa, sarà anche per la splendida giornata di sole, e non sono molti i turisti, forse perché bisogna necessariamente attraversare due volte la frontiera (ma fanno pratiche abbastanza veloci). E' invece molto abitata e non sembrano case da ricchi.
Dal Mulholland Lighthouse, appena passato il ponte che divide USA e Canada,


si procede lungo la strada incontrando paesaggi degni di interesse




Percorro tutta l'isola arrivando fino al East Quoddy Lighthouse, dove mi preparo una buona pastasciutta, brevettando un buon modo per supplire alla carenza del coperchio con un piatto di polistirolo che con il calore si deforma e prende la forma perfetta del coperchio. E in più mi trovo con una piatto fondo dove può stare molta più pasta!


Da qui si possono anche vedere le balene in certe giornate, purtroppo non oggi. C'è ancora il tempo di passare a visitare la magione in cui dimorava il presidente Roosevelt:


Tornato in USA percorro ancora la costa settentrionale del Maine fino a Calais. La strada ancora una volta offre scenari interessanti lungo questo golfo di cui non so il nome, ma faccio una incredibile fatica a resistere al sonno. Lungo questa strisica di terra incontro venti caldi e freddi da tutte le possibili direzioni, dev'essere un'area meteorologicamente interessante. Anche la vegetazione è strana, sembrerebbe una zona coltivabile e invece si incontrano molti prati verdi, alcuni rossi e altri bruciati.
Passato il confine a St. Stephen dove perdo un'ora (non per la coda alla frontiera ma per il fuso orario), imbocco l'autostrada che porta a St. John. L'autostrada è ampia ma per 30 km non vedo una macchina. Preso dalla noia e dal tentativo di svegliarmi esco e mi dirigo a St. Andrews


rinomata località di villeggiatura estiva. Proseguo per altri 20 km per risalire sull'autostrada e qui nulla è cambiato, il panorama è desolante in mezzo a un mix di rosso e verde tra rocce, sabbia e alberi. Sembrerebbe anche una zona arida. 100 veloci chilometri di autostrada così, nel nulla e senza caselli, non mi aiutano certo a restare sveglio. Pure il navigatore non riconosce l'autostrada e mi vorrebbe mandare lungo la linea dell'alta tensione. A un certo punto un sussulto: raggiungo un'auto e la sorpasso. Avvicinandomi finalmente a St. John iniziano a comparire le auto, un attimo prima della città, che è un'orrenda grossa città industriale. Il navigatore in questa zona è in tilt e ho un bel po' di problemi a trovare la via ("it should be in North End", sapessi dov'è), poi per fortuna chiedo alla persona giusta che mi ci accompagna.
Il posto sembra tutto fuorché un ostello ma all'interno è tutto ok (anche se non molto pulito) e sono l'unico ospite.
Domani Fundy National Park.

Tuesday, May 28, 2013

Bar Harbor & Acadia National Park

Dovendo lavare un po' di cose mi metto in cammino solo intorno alle 10. Scendo al paese turistico di Bar Harbor dove un enorme nave da crociere sovrasta le isolette circostanti.


Torno indietro e mi dirigo verso l'Acadia National Park. Pago il pedaggio e percorro il gradevolissimo Park Loop. Purtroppo il cielo si sta rannuvolando e, pur essendo un lunedì, i turisti non mancano. Decido di andare subito a Cadillac Mountain dove si ha una vista spettacolare sulle baie e sull'oceano. E' un monte pietroso dalla punta molto arrotondata e oggi è ultra-affollato. Tantissimi asiatici, molti indiani.


Ridiscendo e mi fermo in un'area picnic per cuocermi il mio bisteccone americano spesso due dita, insiema ad insalata e la solita compagnia.



Proseguendo lungo la costa, oltre Sandy Beach,


si trovano scogliere interessanti


e le coste si prestano alle fotografie. Ecco, come ben noto non amo molto comparire nelle foto, però un paio con un bel paesaggio sullo sfondo le vorrei. In un punto panoramico chiedo a quattro persone (un uomo e 3 asiatiche) se vogliono essere fotografati insieme e chiedo di essere ricambiato. Ah, quest'uomo qui coi baffi ha proprio la faccia da fotografo! Dai, qui è proprio facile:


Mi metti a sinistra e riempi un po' il mare, come ho fatto io con voi quattro, vedi? Vedi?
"E quefto?", Clic.
Grazie, bellissimo primo piano, però hai preso solo la mia faccia. Puoi prendere me e il panorama per piacere?
"E quefto?", Clic.
Maledetto pervertito che va con le giappo, che poi mica sono giappo, sono thailandesi e la tua moglie non è la vecchia ma è quella lì di 15 anni, guarda che lo so, eh! Ma la vuoi prendere la costa sullo sfondo? Neanch'io che ormai ho la gonorrea a sentir parlare di foto riesco a fare delle schifezze simili.
"E quefto?", Clic.
Ma chi cavolo ti ha detto di ruotare la fotocamera! A che cavolo serve? Devi immortalare tutta la volta celeste oppure l'abisso degli oceani?
"Last one". Sì, bravo, e poi muori. Quanto ci starebbe bene l'irlandese del garage dell'handicappato ora...
"E quefto?", Clic.
"Thank you, so I'll never forget that that day I had my hiking boots on...", dammi la fotocamera e vai a giocare con le bambine, vecchio porco. "E quefto?". Ciao... ciao.
Mi rimetto in marcia verso il Jordan Pond, ho voglia di camminare e fare fotografie di merda.
Faccio il giro del lago e il percorso alla fine presenta una camminata tra i sassi e un lungo percorso su "rotaia"


che quindi percorro come un treno.
Decido di rifare un pezzo del Park Loop anziché andare dalle parti di SouthWest Harbor perché ho ancora bisogno di camminare, Salgo verso Dorr Mtn e proseguo, senza rendermene conto arrivo poco sotto Mt Cadillac. Rispetto a stamattina il cielo è più sereno e allora decido di salire per fare altre foto. Essendo le 18 è molto più deserto e vivibile. Il panorama è migliore e quel cesso di nave è ora laggiù all'orizzonte.




Chiudo la mia giornata con un salmone affumicato e soprattutto un'eccellente zuppa di aragoste.

Domani altro lungo viaggio lungo le coste del Maine fino a rientrare in Canada a St John.

Monday, May 27, 2013

New Hampshire & Maine: dalle montagne all'oceano

Riparto per Conway e la strada che ieri mi sembrava bellissima oggi è spettacolare. Ai colori mancava giusto il bianco della neve. Sul passo Kancamagus (2800 piedi) faccio colazione. La temperatura è di 0°C. Da oggi dovrebbero essere giornate buone.




In poco tempo entro in Maine ed arrivo a Portland dove sosto mezz'oretta.


Mi spingo qualche chilometro a sud per ammirare il faro di Cape Elizabeth. Il tempo è variabile, coperto con qualche goccia di pioggia, raramente spunta il sole.



Risalgo poi lungo la costa in direzione Bath e mi infilo nella penisola di Boothbay Harbor. Il tempo di una sosta per il pranzo da Red a Wiscassett per mangiare la Lobster Roll più apprezzato nel Maine. Il locale è uno striminzito chioschetto (trovare in USA un ristorante o una trattoria è davvero un'impresa) e c'è una lunga coda. Per un tipo in coda evidentemente è un evento storico dato che non fa altro che fare fotografie e filmini.
A Boothbay Harbor non trovo nulla di interessante, riprovo con la penisola successiva dove si trova il Permaquid Point Lighthouse, su cui si può salire. Qui i declivi scavati dall'oceano sono impressionanti.



L'ora inizia a farsi tarda e continuo sulla statale per Rockland, poi risalgo verso la bella Belfast e i panorami si fanno interessanti con un susseguirsi di baie e insenature.



Gli animali morti per strada non si contano. Attraverso il meraviglioso ponte di Bucksport mi dirigo verso Ellsworth e arrivo a Bar Harbor quando è già buio (essendo molto a est viene buio presto). La giornata di domani sarà interamente dedicata alla Mount Desert Island.

Sunday, May 26, 2013

L'uomo-femmina e la donna-maschio

La visita al lago di Walden e le montagne del New Hampshire (zone frequentate da grandi scrittori e filosofi) mi hanno fatto venire voglia di scrivere.
Aprendo questo blog ho scritto:
"La storia dell'uomo è da sempre caratterizzata da insegnamenti tramandati di generazione in generazione.
Ed è obiettivo ben preciso di questi tempi spezzare i legami familiari in modo da creare un essere umano debole, un sottoprodotto senza radici facilmente indottrindabile da ogni forma di propaganda, e quindi anche consumatore modello."

Per migliaia di anni l'uomo ha avuto un ruolo e la donna un altro. Da un po' di tempo, con la scusa della "parità dei diritti" si sta imponendo una forzatura.
Eh già, perché è in questo senso che si sta cercando di incanalare l'etica moderna.  Attenzione, i modelli di donna-maschio e uomo-femmina che si vedono spesso nelle pubblicità o nelle riviste di moda, o in TV, non sono lì per caso. Quasi non ci facciamo caso, eppure è una notevole storpiatura di cose che sono andate avanti diversamente per millenni. E anche la "moda" di osannare l'omosessualità va in questa direzione, non si può più dire nulla sull'argomento senza incorrere nel reato di omofobia. Ma mi spiace per i buonisti politically correct: se fossimo tutti gay ci saremmo già estinti! E possiamo fare tutti i giochini che vogliamo con le provette: un bambino non avrà mai il patrimonio genetico di due genitori omosessuali!
I risultati di questa manipolazione del pensiero di massa sono evidenti: le separazioni e i divorzi sono ormai una pratica comune, così come aumentano vertiginosamente i genitori single.
E' chiaro che un ragazzo o una ragazza senza punti di riferimento in ambito familiare risulta più facilmente manipolabile. TV, giornali, pubblicità diventeranno i suoi punti di riferimento. Per chi ha in mano i fili delle marionette del teatrino è una manna poter programmare dei robottini chiamati esseri umani. Nelle nazioni totalitariste è la Scuola a fare le veci della famiglia con la propaganda del regime. La democrazia ha il solo "obbligo" di curare meglio la forma, ma la sostanza è la stessa.

Siamo arrivati al punto che al giorno d'oggi chiedere ad una donna di restare a casa a pensare ai pargoli e a sgranare fagioli viene preso come un'offesa. Ma siamo andati avanti così per secoli! Ma siamo poi sicuri che la presunta parità di ruoli tra i sessi ha portato a buoni risultati? Eh già, perché adesso una donna deve lavorare in ufficio e poi anche a casa, magari aiutata dal papà-femmina. E com'è che i 2 stipendi adesso non bastano quando prima bastava un uomo nei campi per sfamare una famiglia? E perché ci sono così tanti uomini insicuri che non sanno badare a loro stessi? E poi siamo sicuri che fare il genitore si limiti a fare il tassista dai nonni alla piscina al corso di aramaico? Non sarà il caso che i bambini tornino a giocare con i loro coetanei?
Perché siamo così convinti di essere liberi e non manipolati?
Avremo preso una strada sbagliata? A un certo punto non sarà meglio tornare indietro? Eh già, perché, come dice un saggio, la strada sbagliata conduce sempre nel posto sbagliato.

White Mountains

Non pensavo di riuscire a dormire così bene su un semplice materasso per terra e un cuscino che in realtà è un reggicollo per chi dorme in viaggio!
Si capisce che gli altri mi considerano un po' "snob" perché sono arrivato lì in macchina e dormo con il pigiama. Fuori la temperatura è di 5°C. Sta continuando a piovere e sicuramente non riuscirò a salire sul Mount Washington né a piedi né in macchina perché lassù sta sicuramente nevicando. Da domani il tempo dovrebbe migliorare.
Oggi quindi farò un giro tra le valli in macchina. Mi inoltro verso Conway, la strada è molto scenica. Domani la ripercorrerò: si deve attraversare il passo Kancamagus a 2833 piedi e lì i colori sono fantastici, in mezzo ai fiumi e al verde c'è anche molto rosso-marrone di non so quali alberi. Purtroppo diluvia e la visibilità è molto ridotta. Scendo poi alle Low Falls:


Poco più avanti colgo l'occasione di lavare alcune stoviglie in riva a un tranquillo rigagnolo e in un istante l'acqua mi ricorda ancora un volta la sua forza trascinatrice. Il coperchio non lo rivedrò mai più.
Lungo la strada un ragazzo corre a torso nudo, a Conway (cittadina abbastanza grande per questi posti) riprendo verso nord attraverso il parco delle White Mountains. Una breve sosta per ammirare le Glen Ellis Falls, dove finalmente trovo una persona in grado di farmi una foto che abbia un senso:


Al centro informazioni per salire al Mt Washington è pieno di macchine e di gente, nonostante le avverse condizioni meteo. In effetti oggi è Sabato, è bello potersi dimenticare il giorno della settimana. Provo comunque a prendere la strada per salire sulla vetta ma è chiusa, ghiaccio in cima. Dunque procedo per Gorham e giro la valle fino ad arrivare nuovamente al Franconia. E il tempo è esattamente come ieri: diluvia a nord, pioviggina con qualche sprazzo di sole 10 km più a sud; evidentemente è il micro-clima della zona. Faccio un salto all'Echo Lake


e torno a Lincoln, dove finalmente partecipo alla prima messa in inglese. Anche qui sono principalmente cattolici (forse tutto il New England) e il rito è pressoché identico. Mi sorprende vedere la Chiesa piena in un paese così piccolo e nonostante ce ne sia un'altra dopo un'oretta.
Torno a dormire da Chez. Gli lascio 20$ e lui non smette di ringraziarmi - mi sa che dagli altri non vede soldi da tempo - e quando parla si commuove.
Stanotte ci saranno altre 4 persone nell'"ostello": due con un accento del sud, dalla Georgia, un altro irlandese. E' stata un'esperienza interessante, ho conosciuto un po' meglio il mondo del vagabondaggio alla McCandless.

Domani mattina parto presto, lungo viaggio fino alle coste del Maine e Bar Harbor.

Saturday, May 25, 2013

Franconia Notch

Se le Green Mountains mi hanno un po' deluso, le White Mountains sono ben sopra le mie attese.
Sbrigate alcune faccende mi avvio a risalire verso nord lungo il New Hampshire. La vegetazione si fa via via sempre più imponente: i panorami lungo la ampia autostrada sono meravigliosi. A un certo punto una corsia è ostruita da un alce che non si muove da lì. Nel primo pomeriggio giungo al Franconia Notch State Park, mi fermo a farmi da mangiare e poi pago per entrare nel percorso di "The Flume", che offre tanti spunti d'interesse.

The Flume, appunto:


The Gorge:



and The Falls:



The Pool:


La cascata ha una potenza poderosa e la passeggiata passa ad un soffio, sembra di esserci dentro!
La passeggiata in legno è lì da secoli, in realtà è stata spazzata via da un recente uragano e ricostruita. Lungo il percorso che si snoda attraverso il bosco


si trovano anche altre gole, caverne ed enormi massi portati qui in era glaciale.


Proseguo ancora nella direzione di "The Basin"




Probabilmente questa stagione non ha la bellezza dei colori dell'autunno ma la natura è al massimo della sua potenza e i corsi d'acqua mostrano tutta la loro forza.
Vorrei ancora andare avanti direzione Nord ma è un muro d'acqua e torno indietro verso la vicina Lincoln, dove finalmente conosco Chester "Chez" West, un ragazzo che in un incidente alpino è rimasto paralizzato dalla vita in giù e ha trasformato il suo garage in un rudimentale ostello. Qui stanotte dormiranno con me un irlandese (che non riesce a fare una frase senza almeno due fucking) e un israeliano, ma in realtà sono entrambi americani e mi dicono che probabilmente sono il primo europeo a dormire lì dentro.